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Gay & Bisex

Il ragazzo timido


di xxxxgodiamo
13.10.2026    |    2.299    |    10 9.8
"Parla poco, tiene lo sguardo basso e si muove con la stessa cautela che avevo notato al suo arrivo..."
Quando lavoravo in studio, oltre ai massaggi classici, effettuavo anche alcune sedute a sfondo erotico.
Vi racconto la storia di un ragazzo timido e indeciso.
Dopo diversi contatti e numerose spiegazioni sul tipo di massaggio che avrei eseguito, scopro che si definisce eterosessuale e che non ha mai provato a farsi toccare da un uomo.
Soprattutto, non riesce a immaginarsi completamente nudo davanti a un massaggiatore.
La sua curiosità è tanta, ma il timore procede di pari passo.
Dopo quasi un mese di ripensamenti e tentennamenti, finalmente decide di venire in studio. Lo accolgo sulla porta di casa.
Ci salutiamo. Davanti a me c'è un ragazzo moro, con i capelli neri e alto circa un metro e settanta.
Lo accompagno nella stanza dei massaggi.
«Alexa, metti della musica rilassante», dico.
La musica parte in sottofondo, ma lui mi guarda con un'espressione quasi infastidita. Capisco subito che non è di suo gradimento.
«Alexa, stop», aggiungo, interrompendola immediatamente.
«Così va meglio?», gli chiedo.
Annuisce.
Noto il suo imbarazzo: tiene lo sguardo basso, parla poco e si muove in modo quasi meccanico. Gli consiglio di cambiarsi in bagno e di tornare con un asciugamano avvolto intorno alla vita.
Poco dopo ritorna e lo faccio sdraiare sul lettino. Tiene l'asciugamano ben stretto, cercando di coprire le parti intime.
Lo capisco. Avrà circa venticinque anni ed è alla sua prima esperienza di questo genere. Non voglio insistere: preferisco lasciargli il tempo necessario per rilassarsi e capire come si sente.
Nel frattempo, ho scaldato l'olio e mi preparo a iniziare il massaggio.
Parto dal collo e proseguo lungo la schiena, fino al bordo dell'asciugamano. Distribuisco l'olio con movimenti lenti e regolari, preparando la pelle al massaggio.
Provo ad avviare una conversazione, ma non ottengo praticamente alcuna risposta. Decido quindi di lasciarlo tranquillo e di concentrarmi sulle manipolazioni.
Il suo fisico non è particolarmente scolpito, ma risulta piacevole al tatto. Le mani scorrono avanti e indietro lungo la schiena, seguendo i muscoli e alternando pressioni più decise a movimenti delicati.
Ha pochi peli sul corpo e questo facilita lo scorrimento delle mani.
Le diverse pressioni si susseguono, ma il ragazzo non manifesta reazioni evidenti. Di solito, durante un massaggio, qualcuno lascia sfuggire un sospiro o un piccolo commento di piacere. Lui, invece, rimane in silenzio.
Soltanto il suo respiro accompagna i miei movimenti.
Passo alla parte inferiore del corpo e mi concentro sui polpacci, prima quello destro e poi quello sinistro.
Risalgo gradualmente verso i glutei e sposto l'asciugamano per proseguire il massaggio.
Lavoro prima su un gluteo e poi sull'altro, alternando i movimenti e cercando di mantenere un ritmo costante.
A poco a poco, il silenzio della stanza comincia a essere interrotto da qualche reazione del ragazzo. Un primo suono, appena accennato, tradisce un cambiamento nel suo atteggiamento.
Continuo senza fretta, passando dai glutei alla schiena e poi nuovamente verso il collo, prima di riprendere il lavoro sulla parte inferiore del corpo.
Mi sembra che stia gradualmente superando l'imbarazzo iniziale. Le sue reazioni sono meno trattenute e il respiro diventa più profondo.
Una decina di muniti di manipolazione dei glutei e il ragazzo ha lasciato ogni inibizione, la mia mano sfiora i testicoli per poi massaggiarli delicatamente.
Non riesco a capire le dimensioni del pene, in quanto sapientemente, quando si è sdraiato, lo ha messo in alto verso l’ombelico.
Deve essere in erezione, dato che il sacco dei testicoli è duro come il marmo.
Torno in su verso il collo e gli dico di girarsi appena è pronto.
Gli consiglio di prendersi tutto il tempo necessario, spiegandogli che, dopo essere rimasti a lungo sdraiati, cambiare posizione troppo rapidamente può provocare un capogiro.
Passano un paio di minuti, poi finalmente si gira, lo spettacolo è notevole.
Un pene in erezione di circa 18 cm svetta in mezzo alle sue gambe.
La particolarità è che è largo di circonferenza pur partendo a punta, via possiamo dire un cono gelato alla rovescia ma con dimensioni notevoli.
A questo punto, però, mi rendo conto che la mia attenzione è diventata meno professionale: anch'io sto vivendo l'intensità del momento e devo fare attenzione a non confondere le mie sensazioni con quelle del ragazzo.
Riprendo il massaggio, lavorando sul collo, sulle spalle e sul petto, passando alla parte anteriore delle gambe.
Salgo con il massaggio, sfioro i testicoli massaggiando l’interno delle cosce.
Ogni strusciamento il cazzo ha un sussulto, si muove come se avesse delle stimolazioni elettriche.
Lo prendo in mano, lo massaggio, i miei pollici scorrono sull’asta, avanti indietro dalla cappella fino alla base.
La mia salivazione è in aumento.
Mi giro e guardo il ragazzo, ormai ogni sua timidezza è un lontano ricordo.
La sua respirazione è affannosa, ogni manovra da me effettuata è scandita da un suo suono di piacere.
Avvicino la bocca e incomincio ad assaporare il suo uccello, prima delicatamente dedicandomi alla cappella per poi scendere sull’asta.
Un movimento ritmato accompagna la mia testa, continuo ormai preda dell’eccitazione.
Gli piace, lo sento, il cazzo pulsa dento la mia bocca, ogni vena lungo l’asta martella dal passaggio del sangue.
Ogni suo muscolo ormai è in trazione, inarca la schiena sollevando i glutei dal lettino per cercare il massimo del piacere.
Il ragazzo che è entrato in casa con lo sguardo basso attualmente è svanito, ha lasciato posto a quello lussurioso in cerca di un orgasmo.
La testa mi dice di mettergli un preservativo e montargli sopra, ma sarebbe troppo, potrei spezzare quel momento magico e farlo tornare in quel torpore iniziale.
Gode, lo sento è vicino all’orgasmo.
Continuo a succhiarlo, il battito cardiaco è accelerato, sta per spruzzare, voglio vederlo, lo porto al limite e mi fermo di colpo.
Ripeto l’operazione diverse volte, poi però basta un colpo di mano, spingo in giù la poca pelle che ha tra l’asta e la cappella e stringo forte.
Un getto di sperma calda inonda i sui peli fino all’ombelico, prima un fiotto gigante seguito da altri minori, sei in tutto.
Lo guardo. Il ragazzo che poco prima evitava perfino il mio sguardo sembra ormai molto più a suo agio.
La sua timidezza iniziale non è scomparsa necessariamente, ma in quel momento appare meno preoccupato di nasconderla.
Gli lascio qualche minuto per riprendersi e gli indico il bagno, dove può rinfrescarsi e rivestirsi con tranquillità.
Quando torna, ha già indossato i vestiti. Il suo atteggiamento, però, è cambiato ancora una volta.
La timidezza sembra essere tornata. Parla poco, tiene lo sguardo basso e si muove con la stessa cautela che avevo notato al suo arrivo.
Lo accompagno alla porta e ci salutiamo.
Mentre se ne va, non posso fare a meno di notare il contrasto tra il ragazzo che era arrivato dopo quasi un mese di esitazioni e quello che, poco alla volta, aveva trovato il modo di rilassarsi durante la seduta.
Non so che cosa abbia pensato una volta tornato alla sua vita quotidiana, né quale significato abbia attribuito a quell'esperienza.
Forse per lui era stata soltanto una curiosità da soddisfare.


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